Più forti dell’acciaio

/ / VOD

Più forti dell’acciaio

un film di Chiara Sambuchi
sceneggiatura: Nietzchka Keene ● fotografia: Paolo Pisacane, Ralf Klingelhöfer
montaggio: Simone Veneroso ● musiche: Larry Lipkis
produzione: TV Plus, Berlino
distribuzione: Mani Tese
Italia, 2019 ● 60 minuti

v.o. italiano, tedesco, portoghese con sottotitoli in italiano

un vero e proprio viaggio emotivo sulle conseguenze sociali e ambientali di una delle filiere produttive più controverse, che inizia dalla più grande miniera a cielo aperto del mondo nello stato amazzonico del Parà, in Brasile, prosegue fino all’impianto siderurgico di Taranto e termina a Duisburg, nell’ ex bacino della Ruhr, in Germania.

prodotto all’interno del progetto “New Business for Good”, realizzato con il contributo di Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, supporta il programma di Mani Tese MADE IN JUSTICE per una cultura dei diritti umani e del rispetto dell’ambiente nelle aziende e nella società.

Attraverso l’osservazione intima del quotidiano dei tre protagonisti, in tre luoghi simbolo dell’industria estrattiva e della produzione siderurgica, “PIÙ FORTI DELL’ACCIAIO” descrive l’impatto della filiera dell’acciaio attuale sui delicati equilibri naturali e sulla salute di chi vive a ridosso dei siti produttivi. Il film documentario narra non solo il quotidiano ma anche lo sforzo personale che ognuno dei tre protagonisti compie contro uno sfruttamento delle risorse votato al sovra consumo senza fine. Tra lotte per mantenere il possesso delle terre e la vita scandita tra colazioni a base di latte appena munto e raccolta delle banane, Pixininga conduce lo spettatore in un viaggio tanto affascinante quanto tragico nel cuore della foresta amazzonica violata, fino all’immensa miniera di Serra Norte, la più grande a cielo aperto del mondo. In perenne movimento tra le strade del rione Tamburi, il quartiere accanto all’acciaieria tarantina in cui vivono molti dei suoi piccoli assistiti, Grazia incarna la lotta ventennale delle associazioni e dei comitati cittadini contro l’inquinamento causato dalle emissioni di diossina delle ciminiere e dalla perenne esposizione alle polveri di ferro che ricoprono strade e palazzi della città pugliese. Egbert, custode del recupero di una delle regioni storicamente più inquinate di Europa, suggerisce allo spettatore come agire individualmente, in maniera semplice ma coerente ed efficace, per resistere al richiamo di un modello di consumo ormai non più sostenibile, irrispettoso dei cicli naturali e dei diritti fondamentali delle persone e delle loro comunità.

«L’idea di un film documentario nasce per me sempre da un incontro, da una storia personale, prima ascoltata ed osservata, quindi narrata in maniera intima, restando sempre più vicina possibile al protagonista, partecipando a cuore aperto alle sue preoccupazioni, ai suoi sogni ed alle sue speranze, guardando insomma il mondo con i suoi occhi. La sfida più grande di Più forti dell’acciaio è stata per me quella di trovare un linguaggio filmico ed una narrazione capaci di coniugare tre storie personali, con il racconto globale della filiera dell’acciaio e delle sue distorsioni. Descrivere dunque da un lato lo sfruttamento sconsiderato e violento delle risorse e l’indifferenza bieca al dolore altrui, in nome del profitto. Ma anche coniugarlo con il più umano dei racconti, la vita vera di tre persone accomunate da una casualità: vivere in luoghi chiave per gli interessi di grandi gruppi siderurgici mondiali. Cruciale nel film sono il ruolo della natura e la contemplazione della sua la bellezza: quando con gli altiforni finalmente spenti la natura si riappropria dei suoi antichi spazi a lungo perduti, ma anche dove le ciminiere la deteriorano, o quando è minacciata della miniera a cielo aperto e dell’industria dell’estrazione. Perché questo è quel che lo sguardo dei nostri protagonisti ci rimanda e ci ricorda anche nei momenti più tragici del loro racconto. Mi sono chiesta spesso in fase di montaggio se siano i miei protagonisti a contemplare la natura o sia lei ad osservare loro. La verità risiede probabilmente in una continua osservazione reciproca, un gioco perenne di rimandi e fulcro dello sviluppo drammaturgico di Più forti dell’acciaio: quella che all’inizio del film è un’intuizione vaga diventa nel corso del documentario una certezza inossidabile. La necessità, per salvare noi ed il pianeta, di cambiare rotta e modificare radicalmente il corso della filiera dell’acciaio. Subito. Senza compromessi. Su scala globale.» (Chiara Sambuchi)

«Più forti dell’acciaio è un film che vuole “scrivere un nuovo corso per il proprio mondo”. Per farlo elabora «una risposta positiva e piena di speranza», che risani la ferita color rosso scuro che lacera la foresta amazzonica, la stessa che oltraggia la serenità di migliaia di tarantini costretti a respirare diossina e a seppellire parenti e amici. Quella risposta è sul grande schermo. Non è possibile non agognarla e non sentire il desiderio di renderla realtà. È “il risveglio dopo decenni di tremendo inquinamento nel bacino della Ruhr, che finalmente si riappropria di sé”.» (Maria Cristina Fraddosio, Il Manifesto)