SORRY, BABY
un film di Eva Victor
con Eva Victor, Naomi Ackie, Lucas Hedges, John Carroll Lynch, Louis Cancelmi
sceneggiatura: Eva Victor ● fotografia: Mia Cioffi Henry
montaggio: Alex O’Flinn, ACE, Randi Atkins ● musiche: Lia Ouyang Rusli
produzione: Tango Entertainment, High Frequency Entertainment, Big Beach, PASTEL
distribuzione: I Wonder Pictures
USA, 2025 ● 103 minuti
v.o. inglese con sottotitoli in italiano
2025 Festival di Cannes: in concorso nella sezione Quinzaine des Réalisateurs
2025 Sundance Film Festival: Waldo Salt Screenwriting Award

L’esordio folgorante e profondamente umano di Eva Victor, nuova voce del cinema indipendente americano, che affronta il tema del trauma senza mai spettacolarizzarlo, trasformando la parola, l’ironia e soprattutto l’amicizia in impagabili strumenti di sopravvivenza
20:00
Agnes è una giovane docente universitaria ironica, capace e brillante. Quando subisce una molestia da parte di una persona fidata, il suo mondo va in pezzi, ma tutto succede improvvisamente e senza clamore, quasi in punta di piedi. Ci vorrebbe tempo, ma la vita va avanti, almeno per tutti gli altri. Solo trovando la forza di elaborare l’accaduto e grazie al solido e sincero supporto dell’amica di sempre Lydie, Agnes potrà trovare la chiave per rinascere.
«Ho voluto iniziare la storia con un’esplosione di amicizia, di gioia, di amore. Questa è la relazione centrale del film. Volevo che il pubblico si innamorasse di queste due persone – di queste due amiche – come persone complete, prima di tornare indietro e vedere cosa è successo. Non volevo che Agnes fosse definita da quell’esperienza drammatica nel suo vissuto. Credo che spesso appiattiamo le persone che hanno vissuto un trauma, le trasformiamo in figure tragiche per proteggerci, per non pensare che potrebbe capitare a noi o a chi amiamo. Io non volevo permettere allo spettatore quella via di fuga.» (Eva Victor)
«Victor non sbaglia un colpo, realizzando uno script di intensità crescente che, al netto d’un minimalismo strutturale solidissimo e di sottrazione, s’affida con forza al lavoro sui volti e alla forza salvifica, caotica, talvolta disfunzionale, eppure umanissima della parola. […] Sorry, Baby non è unicamente un dramma. C’è di più, molto di più, a partire dal racconto di formazione – Victor comincia dalla fine, per poi scavare nel passato di due giovani donne, che non è mai rimosso né interamente doloroso, tornando poi al futuro e al qui e ora – fino alla commedia, esilarante, nerissima e di sconvolgente attualità. È come se Woody Allen, Joan Didion, John Williams, Elizabeth Strout e David Foster Wallace si fossero riuniti riflettendo sulle conseguenze del trauma e della vita dopo. È davvero possibile ribaltare le logiche del dolore? I corpi restano tali, soffrono, seducono e desiderano e così i cuori, che ancora battono, per quanto soffocati, feriti e confusi. Ciò che conta realmente è scegliere di restare. Tra i migliori film del cinema ultimo statunitense. Una vera e propria rivelazione.» (Eugenio Grenna, SentieriSelvaggi.it)
