RADIOGRAPH OF A FAMILY

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RADIOGRAPH OF A FAMILY
Radiografia di famiglia a Teheran

un film di Firouzeh Khosrovani
con Soheila Golestani, Christophe Rezai, Farahnaz Sharifi
sceneggiatura: Firouzeh Khosrovani ● fotografia: Mohammad Reza Jahanpanah
montaggio: Jila Ipakchi, Farahnaz Sharifi, Rainer Maria Trinkler ● musiche: Peyman Yazdanian
produzione: Antipode Films
distribuzione: Zalab
Norvegia, Iran, Svizzera, 2020 ● 82 minuti

v.o. francese, persiano con sottotitoli in italiano

2020, IDFA: miglior documentario

ospite in sala la regista Firouzeh Khosrovani

Una storia d’amore, due modi di intendere la vita e la fede, una figlia divisa tra un padre laico e una madre religiosa negli anni che hanno cambiato la storia dell’Iran. Firouzeh Khosrovani racconta la storia della sua famiglia tramite fotografie, archivi, lettere e voci dal passato. La casa di Teheran diventa la metafora degli squilibri dell’intera famiglia e della moderna società iraniana.

Il film ripercorre la storia familiare della regista. Firouzeh Khosrovani, figlia di padre laico e madre musulmana praticante, è il prodotto del conflitto tra laicità e ideologia islamica in Iran. La relazione dei suoi genitori ha attraversato molti decenni: dall’era dello Scià alla Rivoluzione Islamica, passando attraverso la guerra Iran-Iraq, fino ai giorni nostri. Nella sua famiglia, come in tante altre, gli effetti della rivoluzione islamica hanno influito su ogni aspetto della quotidianità. Mentre il padre continuava ad ascoltare Bach, la madre si dedicava all’attivismo religioso, eliminando da casa le carte da gioco e le foto di donne senza hijab.
Attraverso fotografie, lettere e voci dal passato, la regista racconta la sua giovinezza, la storia di una famiglia divisa e di una figlia combattuta. La sua storia privata diventa metafora dei cambiamenti della società iraniana negli ultimi quarant’anni.

«A casa mia è avvenuta una rivoluzione che ha influenzato ogni aspetto della nostra vita. Ciascuno dei miei genitori ne rappresentava una parte. Io ho creato dei confini neutrali, all’interno delle loro zone di controllo, confini poco chiari che nessuno dei due ha mai riconosciuto. La religione ha cominciato ad insinuarsi nelle crepe. Vino, musica e danza, sotto l’ordine di Fatwa, erano vietati. Il quadro con la copia di Venere di Velasquez è stato eliminato dalle pareti di casa perché rappresentava la nudità. La rivoluzione ha dato a mia madre il ruolo di una combattente religiosa. Ha provato a convertirmi, cosa che spaventava molto mio padre. La religione è diventata il suo incubo. Tutte le cose “impure” che mia mamma ha tolto da casa, sono state sostituite da iconografie islamiche. Questo film è la narrazione dei conflitti nascosti e palesi che hanno influenzato le nostre vite. Le immagini vietate sono diventate il punto fondamentale della storia. Mia mamma lottava con le immagini di se stessa senza veli, strappandole dagli album di famiglia. Io con l’immaginazione cercavo di rimettere insieme i pezzi che mancavano dalle foto, disegnando le parti mancanti dei torsi e dei corpi senza braccia. Durante la mia infanzia sono stata costantemente costretta a scegliere tra i miei genitori; ogni singolo giorno subivo l’imposizione da una parte e l’accettazione dall’altra. La rivoluzione aveva svolto il suo ruolo, portandosi dietro le sue conseguenze.» (Firouzeh Khosrovani)

«Una storia che esplora in modo acuto e senza demonizzazione visioni diverse che apparentemente polarizzano il mondo, su quale tipo di società o vita sia migliore. (…) Ciò che colpisce è come Khosrovani racconta questa storia dalla prospettiva di qualcuno con un piede in due staffe. Il suo amore per entrambi i suoi genitori è palese, anche se la storia prende alcune svolte sorprendenti e la sua docile madre diventa una guerriera che lotta per il dominio della sua visione del mondo, mentre le diverse prospettive globali dividono la loro casa. È uno di quei rari finali che sembrano inevitabili e del tutto sorprendenti.» (Kaleem Aftab, cineuropa.org)