Rien à foutre – generazione low cost

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RIEN A FOUTRE
Generazione low cost

un film di Julie Lecoustre, Emmanuel Marre
con Adèle Exarchopoulos, Alexandre Perrier, Mara Taquin, Jonathon Sawdon
sceneggiatura: Julie Lecoustre, Emmanuel Marre ● fotografia: Olivier Boonjing
montaggio: Nicolas Rumpl ● scenografie: Guillaume Orain Audooren
produzione: Wrong Men North
distribuzione: I Wonder Pictures
Francia, Belgio, 2022 ● 115 minuti

v.o. in inglese, francese e rumeno con sottotitoli in italiano

2021 Cannes Film Festival: Gan Foundation Award for Distribution
2021 Gijon international film festival: miglior film

con la presenza magnetica di Adele Exarchopulos a guidare lo spettatore in un limbo fatto di voli in alta quota ed emozioni di profondo smarrimento, un ritratto ciclico e simbolico di una generazione alle prese con gli affetti, le inquietudini e le speranze del suo tempo. Tra ricerche visive dal respiro autoriale e una partecipazione emotiva di sincera umanità.

martedì 24 Maggio
15:10

mercoledì 25 Maggio
17:30

Assistente di volo per una compagnia aerea low cost, Cassandre vive alla giornata, viaggia e si diverte, fedele al suo soprannome di Tinder “Carpe Diem”. Questa esistenza frenetica che apparentemente la riempie è in realtà una vita senza legami, fatta di spostamenti infiniti e costanti esercizi di vendita di profumi e bevande a bordo degli aerei. Niente di più di una corsa a capofitto con il vago sogno di lavorare in futuro per una compagnia di alto livello. Cassandre continua a vivere la sua routine finché un imprevisto non la costringe a riconnettersi con il mondo, improvvisamente viene messa di fronte alle sue origini e a un trauma che cerca
di dimenticare.

«Il film nasce da un’immagine, anzi, da una doppia immagine. Un giorno mi sono ritrovato seduto in prima fila su un volo Ryanair, proprio davanti all’assistente di volo. Mentre l’aereo decollava, la guardavo: era evidente che soffriva atrocemente, come se stesse lottando con una profonda ferita interiore. Era una scena molto potente. Poi abbiamo sentito il “ding!”, si è slacciata la cintura di sicurezza ed è apparsa un’immagine diversa: ha fatto un grande sorriso e ha iniziato a tirare fuori il carrello delle bibite, offrendo cose da vendere… La dicotomia tra queste due immagini (questo momento di introspezione e di questa inquietudine professionale) è stata potente e ha sollevato una domanda: cosa ha lasciato questa giovane donna per terra prima di decollare? Più tardi, ho ripensato a quella scena e ad un dipinto di Hopper, “New York Movie” e ho voluto sviluppare questa doppia immagine. (…) In questa immagine originale, vediamo anche come il lato intimo della personalità di qualcuno lotta con il suo lato pubblico. Se nascosta sotto un’uniforme e regolata da atteggiamenti codificati, l’unicità di qualcuno esploderà ancora di più, e c’è qualcosa di inquietante in questo» (Emmanuel Marre e Julie Lecoustre)

«Lo sguardo dei registi è efficacissimo nel mettere a fuoco un tratto caratterizzante dei giovani della generazione Z che, a differenza di quelli delle generazioni precedenti, spesso travolti dalle emozioni per mancanza di strumenti con cui decodificarle e gestirle, sono impacciati da una mancanza di emozioni generata da un eccesso di strumenti e informazioni. Ma il modello del coming of age si rivela anche per gli autori un antidoto irresistibile per risarcire i vuoti di senso e di emozioni, concedendo alla protagonista e allo spettatore qualche speranza di redenzione.» (Fabio Vittorini, duels.it)