Roubaix, Une Lumière

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ROUBAIX, UNE LUMIÈRE

un film di Arnaud Desplechin
con Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier,
Antoine Reinartz, Chloé Simoneau, Betty Cartoux, Jérémy Brunet,
Stéphane Duquenoy, Philippe Duquesne
sceneggiatura: Arnaud Desplechin, Léa Mysius ● fotografia: Irina Lubtchansky
montaggio: Laurence Briaud ● musiche: Grégoire Hetzel
produzione: Why Not Productions, Arte France Cinéma
distribuzione: No.Mad Entertainment
Francia, 2019 ● 119 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

2020, César: miglior attore ● Lumière Awards: miglior attore
Festival di Cannes: in concorso

Partendo da un documentario per la TV di Mosco Boucault che nel 2002 seguiva la vita quotidiana dei poliziotti del commissariato centrale di Roubaix, Desplechin realizza un thriller sociale teso, febbrile e spirituale. Un noir che trascende elegantemente le strutture di genere per esplorare gli abissi dell’essere umano e la miseria del mondo di oggi.

Roubaix, la notte di Natale. Il commissario Daoud è di pattuglia per le strade della città dove è cresciuto. Al suo fianco c’è Louis Coterell, agente giovane e inesperto appena uscito dall’accademia di polizia. Daoud e Louis sono chiamati ad indagare sull’omicidio di una vecchia donna: le indiziate del delitto sono le due giovani vicine dell’anziana, indigenti, alcoliste, amanti.

«Non ho voluto lasciare nulla all’immaginazione, inventare nulla, ma ho voluto rielaborare delle immagini viste in televisione dieci anni fa e che da allora mi hanno perseguitato. Perché non ho mai potuto dimenticare queste immagini? Perché solitamente, riesco a identificarmi solo con le vittime. Non mi piacciono troppo i carnefici. E per la prima e unica volta nella mia vita, in due criminali ho scoperto due sorelle.» (Arnaud Desplechin)

«Desplechin ha sempre avuto uno sguardo particolare su Roubaix. Ma più che raccontare la dimensione concreta dei luoghi, la realtà di quegli spazi di confine, ha messo in mostra una sua idea della città natale, una visione particolare filtrata attraverso la prospettiva dei sentimenti, delle impressioni o dei ricordi. (…) Ora, finalmente, Roubaix diventa la protagonista assoluta. (…) vera, contraddittoria, che mette in mostra il suo aspetto austero, ma ancor più le sue crisi. Un luogo sospeso tra la cintura e l’abbandono, tra la frontiera e le macerie postindustriali. Un incrocio di gente che si stringe intorno a un punto d’ebollizione, che cerca di far fronte alla rabbia, al vuoto, alla disperazione, ma che resta troppo prossima all’incendio. (…) la grandezza di Desplechin sta nella capacità di passare dal cinema per tornare al mondo, (…) di dissolvere i discorsi intellettuali, i riferimenti, le digressioni per farli confluire nella più indecifrabile dimensione umana. Di lasciare a vista le note a margine, le sottolineature, le pieghe della pagina, non solo per il loro valore di informazione e approfondimento, ma anche e soprattutto perché stanno lì a testimoniare che il testo ha una vita, una storia, ha una consistenza fisica che è fatta pure di lacerazioni, ingiallimenti, di strappi e muffe.» (Aldo Spiniello, sentieriselvaggi.it)