SUGAR MAN

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SUGAR MAN
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un film di Malik Bendjelloul
con Rodriguez, Stephen ‘Sugar’ Segerman, Dennis Coffey
sceneggiatura: Malik Bendjelloul ● fotografia: Camilla Skagerström
montaggio: Malik Bendjelloul ● musiche: Rodriguez
produzione: Red Box Films, Passion Pictures
distribuzione: I Wonder Pictures
Svezia/Inghilterra/Finlandia, 2012 ● 86 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Oscar 2013: Miglior documentario
Bafta 2013: Miglior documentario

“Aspettando Biografilm Festival Online 5-15 giugno 2020” in collaborazione con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection.

Surreale e affettuoso, sentito e ironico: una scoperta musicale all’origine di un racconto on the road che si snoda tra mistero e storia.

Sixto Rodriguez: il più insolito successo nella storia della musica. Lo scoprono in un bar di Detroit, alla fine degli anni Sessanta, due produttori convinti d’aver trovato il profeta di una generazione. Avevano ragione, ma il pubblico non se ne accorge: il primo disco di Rodriguez è un capolavoro ma anche un fiasco. Negli Usa. Ma nel Sudafrica dell’Apartheid, dove arriva clandestinamente, Rodriguez diventa una leggenda, la sua musica la colonna sonora di una generazione in lotta. All’insaputa dell’autore, che si ritira dalle scene. Finché, trent’anni dopo, due fan decidono di mettersi sulle sue tracce, scoprire che fine ha fatto e cosa è andato storto.

«Andavo in giro, zaino in spalla, per l’Africa e l’America del sud alla ricerca di nuove storie con la mia macchina da presa. Ho trovato sei storie e questa era una di quelle: ho pensato fosse la più bella che avessi mai sentito. E devo confessare che all’inizio non credevo a chi me la raccontava. Mi dicevano: “Amico, ascolta questo tizio che fa una musica bella quanto quella dei Rolling Stones”. Io un po’ prendevo il tutto con ironia, pensavo fossero soltanto i tipici fan senza un vero giudizio critico… Solo che poi sono arrivato a Cape Town, fermavo gente a caso e chiedevo se conoscevano questo Rodriguez. Loro mi guardavano come se fossi pazzo, come se avessi chiesto a loro se conoscevano Jimi Hendrix. Allora ho riascoltato la musica con un’altra prospettiva, forse allora era davvero bella… e in quanto tale si è rilevata» (Malik Bendjelloul)

«La particolarità di questo lavoro è che in certi momenti si ha la sensazione di assistere ad un raffinatissimo e geniale mockumentary su uno dei più grandi musicisti americani di cui gli americani non hanno mai sentito parlare; questo è in realtà il più grande merito del regista che ha saputo prendere gli snodi fondamentali della vita di Sixto, trasformandoli in spettacolo cinematografico puro. Ci ha mostrato la verità nel modo più appassionante, facendoci diventare gli spettatori di un giallo. Il regista non fa che sottolineare l’eccezionalità di un uomo che torna a prendersi lo spazio che merita, la straordinarietà di un artista che viene ‘ritrovato’. E’ la storia che ogni buon scrittore vorrebbe trovarsi tra le mani e il fatto che sia ‘vera’ non fa che arricchirla, perché la vita per fortuna riesce ad essere più bizzarra del lavoro del più ispirato dei narratori.» (Francesca Fiorentino, Movieplayer.it)