Sola al mio matrimonio

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SOLA AL MIO MATRIMONIO
Seule à mon mariage

un film di Marta Bergman
con Alina Serban, Tom Vermeir, Rebeca Anghel,
Marie Denarnaud, Marian Samu
sceneggiatura: Marta Bergman, Laurent Brandenbourger
fotografia: Jonathan Ricquebourg
montaggio: Frédéric Fichefet ● musiche: Vlaicu Golcea
produzione: Frakas Productions
distribuzione: Cineclub internazionale
Belgio, 2018 ● 122 minuti

v.o. belga con sottotitoli in italiano

2018 – presentato al Festival di Cannes, fuori concorso
Rome Indipendent Film Festival: miglior attrice protagonista

giovedì 22 ottobre serata speciale: videocollegamento con la regista Marta Bergmancon
e in sala Stefano Pasta, docente all’Università Cattolica
e coordinatore del progetto ROM della comunità di Sant’Egidio
e Camilla Carbonero, volontaria dell’associazione BIR

Un debutto nel cinema di finzione per una veterana del documentario, dove i confini tra generi si assottigliano e a trionfare è uno sguardo impietoso ma partecipe e di grande umanità.

Pamela, giovane rom dal carattere insolente e schietto, è la madre single di una bimba e vive con sua nonna in una capanna, dove tutte tre dormono nell’unico letto che possiedono. Il suo desiderio è quello di esplorare, scoprire nuovi posti ed è per questo che decide di avventurarsi verso l’ignoto, diretta verso la libertà. Si distacca dalle quelle tradizioni che le tarpano le ali e con un vocabolario ristretto di francese, che conta solo tre parole – lapin, pizza, amour – lascia la sua comunità. Ma come conciliare la sua voglia di indipendenza con l’amore per sua figlia? Pamela ha pensato anche a questo: un matrimonio in Belgio potrebbe cambiare per sempre sia il suo futuro che quello della sua piccola.

«Pamela è nata da documentari che ho realizzato precedentemente, soprattutto in Romania, e da alcune situazioni in cui mi sono imbattuta. Ho ripensato a queste donne che avevo ripreso e forse partite per prostituirsi, e mi sono chiesta come fossero diventate. Il personaggio di Pamela è nato da questo magma, da queste immagini, questi incontri, queste emozioni. Per me non è il mio primo lungometraggio, ma è il mio primo lungometraggio di finzione. Non creo nessun confine reale tra documentario e finzione, uno si nutre dell’altro. Nei miei documentari, guardo le persone come dei personaggi e nei miei film di finzione voglio che si esprima una certa verità su di loro.» (Marta Bergman)

«Pamela è sempre al centro dell’inquadratura – pedinata, scrutata, spiata – e fuori dal proprio un mondo: uno sfasamento simbolo della la sua condizione economica, sociale ed esistenziale, ma anche segnale dell’obiettivo del film, che è quello di indagare la solitudine di una donna moderna, il silenzio interiore dietro il suo volto magnetico, lo sguardo fiero, il suo desiderio di amare, essere amata e godere.» (Roberto Manassero, Mymovies.it)