Sosia – la vita degli altri

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Sosia

un film di Salvo Spoto
con Bruno Barbieri, Antonello Rossi, Pasquale Arria, Michele Pino
sceneggiatura: Salvo Spoto ● montaggio: Stefano Spotatelli
musiche: Mad Simon
produzione: Realize Networks e Lampare Film
Italia, 2021 ● 50 minuti

v.o. in italiano

Miglior Lungometraggio al Festival del Cinema di Benevento 2021.

il 24/9 il regista Salvo Spoto sarà ospite in sala

Il regista Salvo Spoto ritorna al Cinema Beltrade in coppia a Bruno Barbieri con un docu-film intelligente e curioso, dove tra interviste e riprese effettuate durante il lockdown si fa strada una domanda centrale: cosa vuol dire vivere la vita degli altri?

venerdì 24 settembre
20:30

“Sosia – la vita degli altri” nasce dall’idea di Bruno Barbieri e Salvo Spoto, durante un viaggio di lavoro in Giappone. Girato tra le due quarantene, il docu-film parte dal racconto del rapporto tra uno degli Chef più amati e apprezzati d’Italia e il suo sosia. Nato come un gioco, si trasforma nel tempo in un vero e proprio incubo che coinvolge manager, staff, stylist, guardie del corpo e amici. La vicenda diventa l’occasione per immergersi nel mondo dei sosia e delle loro vite. C’è chi diventa sosia per scelta o per realizzare un sogno, chi ci costruisce una carriera o chi ci ritrova inconsapevolmente e vuole fuggire da questa condizione. Tutti i racconti riveleranno aspetti umani e psicologici inediti, fornendo spunti di riflessione e momenti di stupore. Quanto allo Chef Barbieri e il suo sosia, arriverà il momento della resa dei conti ma tutto non sarà facile come sembra.

«Lavoro da 7 anni al fianco di chef Barbieri come personal manager e la realizzazione di “Sosia, la vita degli altri” sancisce un percorso di grandi successi, viaggi in giro per il mondo e tanti progetti. Col tempo si è instaurato un rapporto di grande fiducia che ha fatto sì che lo chef Barbieri abbracciasse subito l’idea del docu-film, senza alcuna esitazione. Le riprese sono state effettuate nel corso della pandemia, quindi alcune interviste sono state realizzate con una troupe ridotta all’osso o da remoto, ma la distanza non ha precluso lo sviluppo della creatività e il rapporto di sintonia che è nato con i protagonisti. Tutti sono riusciti ad aprirsi – conclude Spoto – e raccontare la propria storia, in maniera intima, senza il rischio di essere giudicati» (Salvo Spoto)