Stop

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STOP

un film di Kim Ki-duk
con Allen Ai, Natsuko Hori, Tsubasa Nakae, Mitsuhiro Takeda, Daigo Tashiro
Sceneggiatura: Kim Ki-duk ● Fotografia: Kim Ki-duk
Montaggio: Kim Ki-duk ●
produzione: Kim Ki-duk
distribuzione: Milano Film Network
Corea del Sud, 2015 ● 85 minuti

v.o. coreano e giapponese con sottotitoli in italiano

Presentato nel 2015 al Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina di Milano, “Stop” di Kim Ki-duk, ambientato nel Giappone post-Fukushima è lo sguardo del regista sudcoreano su quel grande disastro, che diventa un’occasione di riflessione sui suoi temi: la violenza, la sopraffazione dell’uomo sull’uomo e quella dello Stato sugli individui.

venerdì 22 ottobre
15:20

domenica 24 ottobre
12:30

martedì 26 ottobre
11:00

mercoledì 27 ottobre
13:10

Le conseguenze fisiche e soprattutto psichiche del disastro di Fukushima. Miki e Sabu sono una giovane coppia esposta alle radiazioni e subito evacuata a Tokyo. Miki scopre di essere incinta. Cosa fare del bambino? Tenerlo con rischio di malformazioni o abortire? Sofferenza, dolore, rabbia, violenza. Miki e Sabu si allontanano sempre di più, ognuno affronta la situazione a modo suo, ognuno si perde nelle proprie ossessioni.

«Il film è nato per denunciare la gravità del problema, creato dagli uomini, dello scellerato sfruttamento dell’energia atomica; l’occasione è il disastro di Fukushima in Giappone. Ho scritto soggetto, sceneggiatura, ho realizzato le immagini, ho raccolto il sonoro, ho montato, ho prodotto: oltre ai due attori, sono stato l’unico a lavorarci continuativamente. Dieci giorni in tutto, compreso la post produzione. Ho adattato una videocamera ad alta definizione montando un tubolare scorrevole che in cima aveva un microfono e un piccolo riflettore che illuminava gli attori mentre li riprendevo. E’ stata una trovata che mi ha fatto sentire felice, giovanissimo, come un ragazzo che si avvicina al cinema senza avere soldi e scopre che con un po’ di fantasia tutto è possibile.» (Kim Ki-Duk)

«Se possiamo considerare Arirang come lo spartiacque tra il primo e il secondo cinema del regista sudcoreano, forse Stop rappresenta il film che più ne segue il modello. Kim Ki-duk, in quell’opera, in uno stato di follia autodistruttiva, tornava nelle location di tutti i suoi film precedenti dove si metteva a sparare all’impazzata, come a fare tabula rasa di tutto il suo cinema fino ad allora, urlando “Stop Kim Ki-duk!”. E “Stop” è ora il titolo di questo film. Anche qui un tour di richiami al suo cinema del passato, la natura, il lago e il tempio (da Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera), le stanze, le case decrepite e abbandonate (da Ferro 3 e Arirang) della zona contaminata.». (Giampiero Raganelli, quinlan.it)