Sulla infinitezza

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sulla infinitezza
Om det oändliga

un film di Roy Andersson
con Jane-Ege Ferling, Martin Serner, Bengt Bergius,
Tatiana Delaunay, Anders Hellström, Thore Flygel
sceneggiatura: Roy Andersson ● fotografia: Gergely Pálos
montaggio: Johan Carlsson, Kalle Boman, Roy Andersson ● musiche:
produzione: Roy Andersson Film Produktion, Essential Films
distribuzione: Wanted cinema
Svezia, 2019 ● 76 minuti

v.o. svedese con sottotitoli in italiano

2019 Mostra del cinema di Venezia: Leone d’Argento per la Miglior Regia

lunedì 14 giugno ore 21.20 proiezione speciale con ospiti:
il produttore e regista Johann Carlsson
per un approfondimento via skype sul processo creativo del regista svedese
Anna Migliozzi, Psicoanalista e membro della Società Psicoanalitica Italiana

Una riflessione sulla vita umana in tutta la sua bellezza e crudeltà, splendore e banalità. Scene statiche e surreali che riflettono sul cinismo e sulla crudeltà intrinseci negli esseri umani. Miglior regia a Venezia 2019.

Una sovrapposizione poetica di quadri che catturano momenti di vita. Alcuni dei personaggi ritratti sono Adolf Hitler, una direttrice marketing, una donna che ama lo champagne e un prete. La narrazione è guidata dalla voce calda di una donna, una sorta di Scheherazade (delle Mille e una notte) che racconta la storia dell’umanità e invita gli spettatori a riflettere sulla preziosità e la bellezza della nostra esistenza. Ode e lamento al tempo stesso, “Sulla infinitezza” è un caleidoscopio di tutto ciò che è umano, una storia infinita sulla vulnerabilità dell’esistenza.

«La cornucopia è il mitico corno di una capra, ed è ricolma di simboli di ricchezza e abbondanza. Di solito è rappresentata traboccante di prodotti e di frutta di ogni genere: un’abbondanza generosa che, secondo il mito, non diminuisce mai, perché vera e propria rappresentazione dell’inesauribilità infinita. È stato il mito greco a ispirarmi a unire tutte queste scene, tutti questi temi in uno stesso film. Io voglio sottolineare la bellezza di essere vivi e umani, ma per dimostrarlo ci vuole un contrasto, bisogna rivelare anche il lato peggiore. Questo film è sull’infinità dei segni dell’esistenza.» (Roy Andersson)

«Quella di Roy Andersson è un’estetica granitica, qualcuno potrebbe credere che è tanto imperturbabile rispetto alle tendenze quanto prevedibile: in effetti il dispositivo è lo stesso di Un piccione seduto su un ramo… (una riflessione in quadri – come sempre splendidamente composti – sulla vita) soltanto sempre più ripulito da ogni inutile orpello: in About Endlessness anche quello che potrebbe apparire un capriccio, come la sequenza chagalliana su cui si apre il film, nella quale vediamo un uomo e una donna che abbracciati sorvolano la città, è perfettamente giustificata se ragioniamo in termini di economia dell’opera: sono quelle immagini a suggerirci la prospettiva da cui il regista sceglie di raccontarci le cose. Una prospettiva oltremondana, lunare, la sola forse da cui poter cogliere, come lui stesso dichiara, «l’infinità dei segni dell’esistenza».» (Matteo Marelli, Film Tv)