Cosa sarà

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COSA SARÀ

un film di Francesco Bruni
con Kim Rossi Stuart, Lorenza Indovina, Barbara Ronchi, Giuseppe Pambieri
Raffaella Lebboroni, Nicola Nocella, Fotini Peluso, Tancredi Galli
soggetto e sceneggiatura: Francesco Bruni ● fotografia: Carlo Rinaldi
montaggio: Alessandro Heffler ● musiche: Ratchev & Carratello
produzione: Palomar
distribuzione: Vision Distribution
Italia, 2020 ● 101 minuti

v.o. in italiano

2020, Film di chiusura della festa del Cinema di Roma, Premio Enit “Viaggio Italia”

AVVISO! la proiezione di venerdì 16 luglio presso Cin&città a Rho è rinviata a lunedì 19

il protagonista della storia parzialmente autobiografica di Bruni, splendidamente interpretato da Kim Rossi Stuart, non è un eroe, ma un uomo impaurito e confuso: il dramma che vive chi affronta una grave malattia è tuttavia stemperato dall’umorismo e dall’ironia con cui il personaggio, circondato da persone amorevoli e a loro volta capaci di ironia, riesce ad affrontare il suo cammino.

giovedì 29 luglio 18:00 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

giovedì 5 agosto 21:30 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città sotto le stelle al Molinello!

venerdì 13 agosto 21:00 ▪︎ Nova Milanese ▪︎︎ cinema in villa

La vita di Bruno Salvati è in una fase di stallo.  I suoi film non hanno mai avuto successo e il suo produttore fatica a mettere in piedi il prossimo progetto. Sua moglie Anna, dalla quale si è recentemente separato, sembra già avere qualcun altro accanto.  E per i figli Adele e Tito, Bruno non riesce a essere il padre presente e affidabile che vorrebbe. Un giorno Bruno scopre di avere una forma di leucemia. Si affida immediatamente a un’ematologa competente e tenace, che lo accompagna in quello che sarà un vero e proprio percorso a ostacoli verso la guarigione. Il primo obiettivo è trovare un donatore di cellule staminali compatibile: dopo alcuni tentativi falliti, Bruno comincia ad avere seriamente paura, Cosa sarà di lui? Suo padre Umberto, rivelandogli un segreto del suo passato, accende in tutti una nuova speranza. Bruno e la sua famiglia intraprendono un inatteso percorso di rinascita, che cambierà i loro rapporti e insegnerà a Bruno ad alzare gli occhi da sé stesso e a guardare gli altri.

«Dopo la professoressa di Scialla nel quale ripetevo al personaggio tutto quello che mi dicevano di mio figlio, in Cosa sarà il mio ruolo è stato terapeutico. Abbiamo la fortuna di essere artisti o di provare a esserlo e una persona è salvata solo simbolicamente. Sognavo poi di fare il medico, chiunque ha vissuto un’esperienza legata alla salute e trovare qualcuno che ci ascolta è bello, la malattia è un buio, ma non deve essere necessariamente negativa. In un’epoca in cui le donne rivendicano la forza, gli uomini rivendicano debolezza, la parte debole di noi la stiamo accettando. Per me la forza di un uomo non è la sua virilità. Nella virilità l’uomo penso che sia molto simile a una donna, essere uomo non vuol dire gonfiare i muscoli e battersi il petto. Come dimostra Giuliano che ha l’Alzeheimer, è una nuova frontiera del maschio contemporaneo.» (Francesco Bruni)

«È un omaggio da uomo e da regista alle donne e alle attrici che s’è scelto, i loro sguardi sono risvolti a sé stesso, ovvero al protagonista allettato Kim Rossi Stuart su cui Bruni riverbera la propria esperienza personale, dunque la malattia. E la guarigione. Occhi e non volti, pars pro toto invero molto attuale: quegli sguardi sormontano la mascherina chirurgica, sono di Raffaella Lebboroni, Fotinì Peluso, Lorenza Indovina e Barbara Ronchi, capaci tutte di dirsi e dirci anche se viscontesse dimezzate, solo occhi e che occhi. Parlano quegli occhi, che guardano forzatamente dall’alto in basso, e ci dicono quel che già sappiamo: se noi uomini ci professiamo, peraltro compiaciuti e convintamente migliori, fragili, loro, le donne sono stanche di essere forti. Teniamone conto, anzi, facciamoci i conti. Come Bruni fa con la propria malattia e la propria professione, infettando l’una dell’altra, e viceversa: lontano dal cancer movie, vocato al romanzo di (ri)formazione, incline all’autofiction, spalancato al pubblico, si guarisce un po’ anche così. Forse..» (Federico Pontiggia, Cinematografo)