Figli

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FIGLI

un film di Giuseppe Bonito
con Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Stefano Fresi
Valerio Aprea, Paolo Calabresi
sceneggiatura: Mattia Torre ● fotografia: Roberto Forza
montaggio: Giogiò Franchini ● musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia
produzione: Wildside
distribuzione: Vision Distribution
Italia, 2020 ● 97 minuti

v.o. in italiano

Una semplice commedia su una coppia in crisi si trasforma in una lettura del nostro tempo dall’umorismo dell’assurdo, del surreale. Un’ironia straordinaria ci porta a una nuova consapevolezza ed è tanto più efficace quanto più si avvicina alla realtà.

sabato 8 agosto 21:30 ▪︎ Osnago ▪︎︎ e per tetto un cielo di stelle

domenica 9 agosto 21:15 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città sotto le stelle

domenica 9 agosto 21:30 ▪︎ Osnago ▪︎︎ e per tetto un cielo di stelle

Sara e Nicola sono sposati e innamorati. Hanno una bambina di 6 anni, Anna, e una vita felice. L’arrivo del secondo figlio, Pietro, sconvolge gli equilibri di tutta la famiglia dando vita a situazioni tragicomiche. Nonni stravaganti, amici sull’orlo di una crisi di nervi e improbabili baby-sitter non saranno loro di aiuto. Tra attimi di felicità e situazioni di sconforto, Sara e Nicola riusciranno a resistere e a rimanere insieme?

«Figli è un film di Mattia Torre. Dico “un film di” e non semplicemente “un film scritto da” perché conoscevo bene Mattia e sapevo quanto vissuto ci fosse in questo copione. Il film è un distillato innanzitutto della sua vita ma, a mio avviso, trascende questa sfera privata per diventare lo specchio della vita di tutti noi. L’esistenza stravolta dall’arrivo di un figlio, l’ansia di crescere, la sensazione di non farcela, la difficoltà ad accettare i cambiamenti piccoli e quelli enormi, tutto questo viene passato costantemente sotto la lente d’ingrandimento ironica della commedia. Si fondono insieme il registro comico ma anche l’analisi profonda; si mescolano, talvolta persino nella stessa situazione, la realtà, la percezione della realtà e l’inconscio, con una disinvoltura e una apparente leggerezza che solo i grandi autori posseggono.» (Giuseppe Bonito)

«Da quarantenne con figli, non puoi non riconoscerti nella storia e nei personaggi di Figli. Nelle dinamiche che racconta, nei piccoli gesti di affetto quotidiano, nella lettura delle storia alla sera; nelle feste terrificanti e le cene coi genitori di scuola, e nelle stramaledette chat di classe, che a sentire in giro tutti odiano, ma dalle quali nessuno pare davvero esimersi. Nelle difficoltà di avere a che fare con un neonato (…) mentre la vita implacabile va avanti e diventa sempre più complicata. Nelle tensioni tra le due parti della coppia, nelle liti, nei tentativi di pianificazione, nelle fughe e nelle riappacificazioni. Ti riconosci e ridi, certo, perché Mattia Torre ti fa sempre ridere. Ma al tempo stesso ti vergogni. Perché ti riconosci, e ti riconosci nelle isterie, nelle piccole meschinità, nelle ipocrisie e nelle pavidità. Perché Mattia Torre ha sempre fatto anche quello, mostrarti anche il peggio di quello che sei e hai intorno, ma lo ha fatto tirandosi sempre in ballo in prima persona, bersagliando sé stesso prima degli altri, e così facendo levandoti la possibilità di scansarti, e di ignorare. L’alibi di dire “ma no, dai, quelli non siamo noi.” (…) E poi però puoi – devi – riempirti di una piccola, grande speranza che ti scalda il cuore. Perché Mattia Torre quello ha sempre fatto: e non è mai stato cinico, nichilista o distruttivo. Tutto il contrario. Se non sei quarantenne, o se i figli non li hai, non importa. Ti riconosci lo stesso, se vuoi, nel mondo che racconta Mattia Torre. Che è quello di una coppia, sì, ma è anche l’Italia di oggi, il mondo dove tutti noi viviamo. L’Italia che, dice Torre, vive nel terrore delle cartelle di Equitalia, è capace di un disamore e di sciatterie sconfortanti, nella quale tutti odiano tutti, dove non si è stati educati a occuparsi degli altri e l’imprinting patriarcale è difficile da scrollarsi di dosso. Un’Italia in mano a una generazione – quella dei padri dei quarantenni, quella dei figli del boom (e degli ex sessantottini) che hanno avuto tutto senza lasciarci niente.» (Gaia Sicolo, ecodelcinema.com)