Alla mia piccola sama

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Alla mia piccola Sama

un film di Waad Al-Kateab e Edward Watts
con Waad Al-Kateab, Hamza Al-Khateab, Sama Al-Khateab
fotografia: Waad Al-Kateab ● montaggio: Chloe Lambourne, Simon McMahon
musiche: Nainita Desai
produzione: Channel 4 News, Channel 4, Frontline
distribuzione: Wanted Cinema
Siria, Regno Unito, 2019 ● 100 minuti

v. doppiata in italiano

Cannes, 2019: Miglior Documentario ● EFA: Miglior documentario
Oscar 2020: nomination Miglior Documentario ● BAFTA: Miglior Documentario
British Independent Film: Miglior Film

un viaggio intimo nell’esperienza femminile della guerra, una lettera d’amore di una giovane madre a sua figlia. Il film racconta la storia di Waad al-Kateab attraverso gli anni della rivolta di Aleppo, in Siria, quando si innamora, si sposa e dà alla luce Sama, il tutto mentre intorno esplode il conflitto. La sua camera raccoglie storie incredibili di perdita, risate e sopravvivenza

mercoledì 29 luglio 21:30 ▪︎ Osnago ▪︎︎ e per tetto un cielo di stelle

Waad è una studentessa universitaria quando, nel 2011, sull’onda delle primavere arabe, la gioventù di Aleppo insorge contro la dittatura di Bashar al-Assas e ne domanda a gran voce la fine. La repressione del regime però è spietata e dà luogo alla più sanguinosa guerra civile del nostro presente. Molti fuggono, ma Waad resta, a fianco dell’amico Hamza, che diventa in quegli anni suo marito e anche l’ultimo medico rimasto, nella zona ribelle, per curare centinaia di feriti al giorno, nei mesi atroci dell’assedio della città, nel 2016.

«Mia figlia è cresciuta durante l’assedio di Aleppo. Dovevo fare questo film per lei». (Waad al-Kateab)

«Alla mia piccola Sama è a suo modo un caso unico, probabilmente il film più potente che ci sia arrivato, sicuramente il più emblematico, per una pluralità di ragioni, sulle quali primeggia la posizione della videocamera di Waad al Kateab: al centro di un bersaglio annunciato. Ma c’è di più, perché il film non si configura solo come un potenziale testamento privato e collettivo in fieri, ma anche come il racconto urgente e umanissimo di una crescita personale, accelerata dagli eventi, che trasforma una ragazza in una donna e madre, e una giovane filmaker in una giornalista coraggiosa e rispettata, una voce dalla primissima linea, tutto senza pregiudicare l’intimità del suo obiettivo, inteso nel duplice significato di mezzo e fine. Al centro di ciò, e dell’immagine e del sentire dello spettatore, c’è la piccolissima Sama, cuore pulsante della rivoluzione, termometro di sopravvivenza, miracolo incastonato nell’orrore della tragedia nella tragedia: il genocidio dei bambini siriani. Della loro sofferenza, ma anche della loro resistenza, Sama è il simbolo toccante e universale. La camera di Waad inquadra i morti, lo strazio, il lutto, il terrore, senza censurarsi ma senza indugiare: c’è una bontà dello sguardo, che il lavoro di editing pensato con Edward Watts incornicia ed illumina, che fa sì che, laddove la denuncia è necessaria ma la visione intollerabile, sia la commozione a prevalere infine sull’orrore, il desiderio di vita su quello di morte, il sogno del futuro sul rimpianto del passato e sull’oscurità del presente. Un film destinato a entrare nella storia del documentario e delle colpe collettive di un secolo.» (Marianna Cappi, mymovies.it)