Hammamet

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Hammamet

un film di Gianni Amelio
con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen
Omero Antonutti, Renato Carpentieri, Giuseppe Cederna, Claudia Gerini
sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio ● fotografia: Luan Amelio
montaggio: Simona Paggi ● musiche: Nicola Piovani
produzione: Pepito Produzioni
distribuzione: 01 Distribution
Italia, 2020 ● 126 minuti

v.o. in italiano

Gianni Amelio porta sul grande schermo una riflessione su uno spaccato scottante della nostra Storia recente. L’epilogo della vicenda umana e politica di Bettino Craxi.

martedì 25 febbraio 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 25 febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 26 febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

giovedì 27 febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

Sono passati vent’anni dalla morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano, e il suo nome, che una volta riempiva le cronache, è chiuso oggi in un silenzio assordante. Fa paura, scava dentro memorie oscure, viene rimosso senza appello. Basato su testimonianze reali, il film non vuole essere una cronaca fedele né un pamphlet militante. L’immaginazione può tradire i fatti “realmente accaduti” ma non la verità. La narrazione ha l’andamento di un thriller, si sviluppa su tre caratteri principali: il re caduto, la figlia che lotta per lui, e un terzo personaggio, un ragazzo misterioso, che si introduce nel loro mondo e cerca di scardinarlo dall’interno.

«In un solo caso ho aspettato un attore per sei mesi ed è successo per Hammamet, non l’avrei mai fatto senza Favino. Il film l’ho scritto per lui, nel frattempo ho saputo che era ne Il traditore di Bellocchio, che tra l’altro sarà il produttore del mio prossimo film. Io lo avevo scelto, non a scatola chiusa ma serrata, e l’ho aspettato tutto il tempo necessario, ho detto al produttore che non si sarebbe fatto il film se non c’era lui come attore» (Gianni Amelio)

«(…) nel film, nessuno viene chiamato per nome: non ci sono riferimenti diretti a Cossiga, alla Lega, alle televisioni private e a quel sistema politico che aveva fatto il suo tempo e stava perdendo i suoi mattoncini uno dopo l’altro già dal crollo del muro, in un clima sociale profondamente alterato. E, proprio in riferimento a questa cornice, la frase chiave, attorno a cui ruota tutto il significato politico (e poetico) del film, che sembra essere il suo senso più profondo, è quella pronunciata da uno degli ospiti del Presidente, interpretato da Renato Carpentieri: «Viviamo in un paese feroce, ma che prima o poi perdona». Se la ferocia è viva tutt’oggi, con il senno di poi, dobbiamo ammettere che questo Paese non perdona affatto. Semplicemente dimentica, non affrontando la storia e limitandosi a rimuovere il passato sgradito.» (Jacopo Conti, hotcorn.it)