IL SIGNORE DELLE FORMICHE

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IL SIGNORE DELLE FORMICHE

un film di Gianni Amelio
con Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Leonardo Maltese, Sara Serraiocco
sceneggiatura: Gianni Amelio, Edoardo Petti, Federico Fava ● fotografia: Luan Amelio Ujkaj
montaggio: Simona Paggi ● musiche: Nicola Piovani
produzione: Kavac Film
distribuzione: 01 distribution
Italia, 2022 ● 134 minuti

v.o in italiano

2002 79° Festival di Venezia: in concorso

una film di ricostruzione storica che solo apparentemente guarda al passato: al contrario, Amelio racconta uno dei più noti casi di cronaca giudiziaria dell’Italia degli anni sessanta per tracciare un apologo umanista e sensibile verso tutti i “reietti della società”, analizzando e denunciando le meschinità e le ipocrisie di un paese. Tra un’eleganza visiva che ammalia e conquista e una coscienza artistica di grande coerenza e serietà.

martedì 20 Dicembre 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 20 Dicembre 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 21 Dicembre 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

giovedì 22 Dicembre 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

Alla fine degli anni Sessanta si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannano a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché ‘guarisse’ da quell’influsso ‘diabolico’. Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale: un reato che in realtà fino ad allora era servito per mettere sotto accusa i ‘diversi’ di ogni genere, i fuorilegge della norma.

«Un film sulla violenza e l’ottusità della discriminazione. L’amore sottomesso al conformismo e alla malafede. Uno spaccato della provincia italiana nei cruciali anni Sessanta, quando il benessere economico non andò di pari passo con l’intelligenza delle cose, con l’apertura dei sentimenti. La famiglia come luogo chiuso, dove i contrasti tra le generazioni restano accesi e conflittuali. Già la vicenda così com’è accaduta mostra aspetti inquietanti a oltre mezzo secolo di distanza. Lo spettatore si potrà domandare: come è stato possibile, come è potuto succedere? Anche se in apparenza oggi non ci si scandalizza più di niente, l’odissea del ‘signore delle formiche’ è di quelle che sanno di inquisizione, e ne abbiamo le prove ogni giorno. Perché nella sostanza non è cambiato molto. Dietro una facciata permissiva, i pregiudizi esistono e resistono ancora, generando odio e disprezzo per ogni ‘irregolare’. Ma non è più tempo di subire né di tollerare nessuna forma di sopruso verso gli individui meno protetti. E questo film vuole infondere il coraggio di ribellarsi.» (Gianni Amelio)

«Con la determinazione del militante e la lucidità dell’antropologo, Gianni Amelio racconta il “caso” che scandalizzò l’Italia a fine anni ’60: “plagio” (…) era l’accusa rivolta ad Aldo Braibanti, allora quarantacinquenne, reo di avere una relazione omosessuale con il ventiduenne Giovanni Sanfratello (…). Il processo che ne seguì cercò di trasformare l’imputato in un “diavolo” (come titolarono molti giornali), ma ad Amelio non interessa fare di Braibanti un martire quanto raccontare un Paese spaventato da chi pareva mettere in discussione i pilastri d’una società costruita su conformismo e repressione. Per questo non vuol fare dell’imputato un santino, ma mostrare le tante contraddizioni che i temi della sessualità accendevano in un’Italia bigotta. (…) Il risultato è un film ricco e complesso, inappuntabile sul piano della ricostruzione storica ed emozionante e coinvolgente su quello della riflessione morale. Imprescindibile. Per chi non vuol chiudere gli occhi sull’Italia.» (Paolo Mereghetti, iodonna.it)