LA GIOIA
un film di Nicolangelo Gelormini
con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella
sceneggiatura: Nicolangelo Gelormini, Benedetta Mori ● fotografia: Gianluca Palma
montaggio: Chiara Vullo ● musiche: Tóti Guðnason
produzione: HT film, Vision Distribution
distribuzione: Vision Distribution
Italia, 2025 – 108 minuti
v.o. in italiano

Tra i gesti e i raccordi di scena, l’intreccio velenoso in cui l’irruzione del male plagia e corrompe la purezza dell’animo. Come un virus, masticando cellula dopo cellula. La gioia funziona perché muove e smuove, contorce e inquieta, artiglia e mozzica, diventando istantanea fuori fuoco di un’umanità senza redenzione.
Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato.Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi.Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato.
« Più che un film sull’amore, è un film sul fraintendimento dell’amore. Non parliamo, infatti, di una forma amorosa di quelle pure, che generano delle prospettive positive: è un travisamento continuo su che cos’è l’amore e che cos’è il bisogno di essere visti realmente per quello che siamo. Purtroppo la storia di Gioia e di Alessio paga questo fraintendimento. Stiamo parlando in questi giorni molto di diseducazione sentimentale e, secondo me, l’interrogativo che pone questo film è proprio questo. »
« Ne La gioia non c’è giudizio sulla fragile protagonista Gioia, interpretata da una eccellente Valeria Golino trasfigurata nei tratti somatici per smorzare il suo fascino. Questa insegnante ci appare tristemente sola, ma senza pietistiche note che inducano alla commiserazione, al contrario lo sguardo della camera la rende comprensibile e per certi versi anche mestamente amabile. Non c’è giudizio nemmeno su Alessio, uno straordinario Saul Nanni che brilla nella coraggiosa interpretazione di un ragazzo dal fascino corrotto, che vende il proprio corpo per soldi, ma che cela in sé anche una sensibilità nascosta e mortificata dall’ambiente che lo circonda. L’incontro tra Gioia e Alessio solo in un secondo momento accende una miccia micidiale, ma inizialmente appare quasi come una strada di salvezza per due personaggi perduti e spezzati, pur non celando le stonature di una relazione corrotta sin dal principio. La gioia, riesce a raccontare un caso di cronaca nera mantenendolo in una dimensione realistica che, prima di turbare definitivamente, accompagna attraverso emozioni umane delicate e per questo ancor più comprensibili. » (Vania Amitrano, ciakmagazine.it)




