LA PANTERA DELLE NEVI

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LA PANTERA DELLE NEVI

un film di Marie Amiguet, Vincent Munier
sceneggiatura: Marie Amiguet, Vincent Munier
fotografia: Marie Amiguet, Léo-Pol Jacquot, Vincent Munier
montaggio: Vincent Schmitt
musiche: Warren Ellis, Nick Cave
produzione: Paprika Films, Kobalann
distribuzione: Wanted Cinema
Francia, 2021 ● 92 minuti

v. doppiata in italiano

2021 Festival di Cannes ● 2022 Premi César: miglior documentario

il fotografo naturalista Vincent Munier e l’autore Sylvain Tesson sono alla ricerca della pantera delle nevi – uno dei più grandi e rari felini che la fauna terrestre abbia mai conosciuto. La pantera diventa essa stessa il simbolo di un viaggio alla scoperta di sé stessi, di un luogo incontaminato, lontano da spazio e tempo, disarmante e inesplorato. Un viaggio accompagnato dalla musica di Warren Ellis e Nick Cave: un percorso umano e mistico composto da interrogativi, dubbi, nuovi traguardi e nuove consapevolezze.

Vincent Munier, classe 1976, premiato fotografo naturalista francese, invita il connazionale Sylvain Tesson (1972), scrittore e viaggiatore, a un’avventura invernale sull’altipiano tibetano. Munier condivide con il compagno una nuova attitudine dell’osservazione, la sacralità del paesaggio. Tesson prende nota e trasforma il senso di quell’esperienza in parola scritta, un diario che si fa voce narrante del film.

«Tutto è stato spontaneo, vissuto. I dialoghi non sono stati scritti. Avevamo una squadra molto piccola. A volte ero da solo, a volte con un assistente, a volte con Sylvain e Marie. In totale solo quattro persone per le immagini, il suono e la logistica. Ma è stato bello perché siamo stati molto flessibili e non invadenti. Non abbiamo disturbato la fauna selvatica, questa era la mia priorità. L’importante non era mostrare le nostre difficoltà. Non è un film d’avventura. L’obiettivo era quello di mostrare la bellezza della natura e di avere dei bei dialoghi (grazie a Sylvain, ovviamente, io sono solo un fotografo). Sylvain ha un grande talento nel trovare le parole giuste. Questo film è un omaggio alla fauna selvatica. Un grande problema della società umana è che la maggior parte delle volte, fino ad oggi, dimentichiamo che siamo interdipendenti con tutti gli animali. È molto importante per tutti rallentare e celebrare la bellezza della fauna selvatica e proteggerla. » (Vincent Munier)

«Come l’avventuroso fotografo interpretato da Sean Penn in I sogni segreti di Walter Mitty di Ben Stiller, Munier e Tesson sono in cerca di un’immagine imprendibile, che non si dà facilmente all’occhio umano: lì un fotogramma analogico, qui un animale in carne e ossa, il felide che dà il titolo al documentario. In punta di piedi e attrezzatura minima, occhi aperti e orecchie sempre tese, a oltre cinquemila metri e avendo come base una modesta baracca, si appostano sulle rocce, davanti a paesaggi mozzafiato, di serica bellezza e definizione digitale quasi da pittura puntillista. In una calma, felice, attesa, oltre al lupo grigio, l’orso e la volpe, i due individuano anche animali rari come l’antilope tibetana, lo yak, il baral, il gatto di Pallas. Con la pazienza, il rispetto e la curiosità di chi si mette in dialogo con la natura da ospite e non da predatore.» (Raffaella Giancristofaro, mymovies.it)