La piccola Amélie
un film d’animazione di Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade
sceneggiatura: Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade ●
musiche: Mari Fukuhara
produzione: Maybe Movies, Ikki Films
distribuzione: Lucky Red
Francia, 2025 ● 75 minuti
v.o. in italiano

questo film riesce a esplorare con profonda delicatezza il sapore della nostalgia attraverso il peso emotivo della memoria, con una leggerezza che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto.
se avete voglia di vedere il mondo attraverso uno sguardo in piena e costante trasformazione e comprensione, La piccola Amélie è il film adatto per volare con dolcezza sulle meraviglie del creato.
La storia segue Amélie, bambina belga nata e cresciuta in Giappone, che nei primi anni osserva il mondo in silenzio, immobile, come se fosse una divinità distaccata dalla realtà. Il risveglio del corpo e della coscienza avviene in modo improvviso e simbolico a seguito di un sisma, aprendo la strada a una serie di esperienze che hanno il sapore della scoperta assoluta: il cibo, l’acqua, la pioggia, il linguaggio. Centrale è il legame con Nishio-san, la tata nipponica che accompagna Amélie in questo percorso sensoriale ed emotivo, incarnando una figura di cura profonda e silenziosa che a poco a poco si va a sostituire ai genitori biologici nella sua gerarchia di affetti..
«Al centro del racconto c’è questo rapporto meraviglioso tra Nishio-san e Amelie, attraverso il quale la prima fa scoprire alla bambina la propria identità giapponese e tutta la bellezza del paesaggio che la circonda. Quando abbiamo iniziato questo percorso avevamo entrambi bimbi piccoli e c’erano temi che sentivamo molto vicini. Il fatto che la protagonista sia una bambina molto piccola si prestava a delle immagini molto arrotondate e fare un’esperienza ad altezza dello sguardo di bambino, di raccontare la storia attraverso il suo sguardo e le sue percezioni.» (Liane-Cho Han Jin Kuang)
«Dal punto di vista visivo, La piccola Amélie costruisce un mondo coerente con la percezione della protagonista. L’animazione privilegia forme arrotondate, colori saturi e una costante oscillazione tra realismo e astrazione. Il Giappone ricostruito non è quello documentaristico, ma quello filtrato dalla memoria e dall’emozione. Le influenze del cinema d’animazione giapponese sono riconoscibili, così come la scelta simbolica di associare colori e movimenti ai personaggi, sottolineando differenze culturali e affettive senza didascalismi. Nella stratificazione del racconto Amelie, ci offre a sua volta un euforico e variopinto sguardo sulla realtà fenomenica. E se come sosteneva Antonioni, genio del “neorealismo dell’anima”, “l’attendibilità della realtà è un rapporto”, sarà come scopre la piccola Amélie, necessariamente la relazione tra sguardi generativi, tra chi guarda e chi è guardato, chi smette di guadare, chi non si fa vedere… che cresce solo se sognata… » (Guido Reverdito e Carmen Albergo, cinecriticaweb.it)

