La Piccola Amélie

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La piccola Amélie

un film d’animazione di Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade
sceneggiatura: Liane-Cho Han Jin Kuang, Mailys Vallade
montaggio: Ludovic Versace ● musiche: Mari Fukuhara
produzione: Maybe Movies, Ikki Films
distribuzione: Lucky Red
Francia, 2025 ● 75 minuti

v. doppiata in italiano

Una fiaba straordinaria ambientata in Giappone, che cattura lo stupore dell’infanzia tra tradizioni, piccoli rituali quotidiani e magia nascosta nei gesti più semplici.

sabato 21 Febbraio 15:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

domenica 22 Febbraio 19:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

La storia segue Amélie, bambina belga nata e cresciuta in Giappone, che nei primi anni osserva il mondo in silenzio, immobile, come se fosse una divinità distaccata dalla realtà. Il risveglio del corpo e della coscienza avviene in modo improvviso e simbolico a seguito di un sisma, aprendo la strada a una serie di esperienze che hanno il sapore della scoperta assoluta: il cibo, l’acqua, la pioggia, il linguaggio. Centrale è il legame con Nishio-san, la tata nipponica che accompagna Amélie in questo percorso sensoriale ed emotivo, incarnando una figura di cura profonda e silenziosa che a poco a poco si va a sostituire ai genitori biologici nella sua gerarchia di affetti..

«Al centro del racconto c’è questo rapporto meraviglioso tra Nishio-san e Amelie, attraverso il quale la prima fa scoprire alla bambina la propria identità giapponese e tutta la bellezza del paesaggio che la circonda. Quando abbiamo iniziato questo percorso avevamo entrambi bimbi piccoli e c’erano temi che sentivamo molto vicini. Il fatto che la protagonista sia una bambina molto piccola si prestava a delle immagini molto arrotondate e fare un’esperienza ad altezza dello sguardo di bambino, di raccontare la storia attraverso il suo sguardo e le sue percezioni.» (Liane-Cho Han Jin Kuang)

«Dal punto di vista visivo, La piccola Amélie costruisce un mondo coerente con la percezione della protagonista. L’animazione privilegia forme arrotondate, colori saturi e una costante oscillazione tra realismo e astrazione. Il Giappone ricostruito non è quello documentaristico, ma quello filtrato dalla memoria e dall’emozione. Le influenze del cinema d’animazione giapponese sono riconoscibili, così come la scelta simbolica di associare colori e movimenti ai personaggi, sottolineando differenze culturali e affettive senza didascalismi. Nella stratificazione del racconto Amelie, ci offre a sua volta un euforico e variopinto sguardo sulla realtà fenomenica. E se come sosteneva Antonioni, genio del “neorealismo dell’anima”, “l’attendibilità della realtà è un rapporto”, sarà come scopre la piccola Amélie, necessariamente la relazione tra sguardi generativi, tra chi guarda e chi è guardato, chi smette di guadare, chi non si fa vedere… che cresce solo se sognata… » (Guido Reverdito e Carmen Albergo, cinecriticaweb.it)