La vita che verrà

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La vita che verrà
Herself

un film di Phyllida Lloyd
con Clare Dunne, Harriet Walter, Conleth Hill, Ericka Roe, Cathy Belton
Rebecca O’Mara, Ian Lloyd Anderson, Molly McCann, Ruby Rose O’Hara
sceneggiatura: Clare Dunne, Malcolm Campbell ● fotografia: Tom Comerford
montaggio: Rebecca Lloyd ● musiche: Natalie Holt
produzione: BBC Films, British Film Institute
distribuzione: BIM distribuzione
Irlanda, Gran Bretagna, 2021 ● 97 minuti

v. doppiata in italiano

Un film di denuncia, che pone l’attenzione sulla violenza di genere e le ulteriori difficoltà che donne letteralmente spezzate si trovano ad affrontare per potersi ricostruire. Ma la regista Phyllida Lloyd ribalta i canoni della narrazione, trasformando le vittime in protagoniste determinate a farsi ascoltare, pronte a ripartire e in attesa di aiuti concreti da parte della società civile e delle istituzioni.

Dopo tanto tempo, Sandra trova finalmente il coraggio di fuggire con le sue due figlie da un marito violento. In lotta contro una società che sembra non poterla proteggere e con l’obiettivo di creare un ambiente accogliente per le bambine, decide di costruire da sola una casa tutta per loro. Non tutto andrà bene ma durante l’impresa troverà la forza di ricostruire la sua vita e riscoprirà se stessa, anche grazie all’appoggio di un gruppo di persone disposte ad aiutarla e a darle sostegno. Per Sandra e le sue figlie la nuova vita che verrà non sarà mai più come quella di prima.

«L’idea alla base del progetto teatrale era: diamo a queste donne, le reiette della società, i gioielli della corona della letteratura inglese e vediamo cosa ne viene fuori. Nella vita di molte donne che incontravamo in carcere c’era stata violenza, nell’infanzia o subita dal compagno che avevano accanto. Poi un giorno Clare, che era a New York per delle audizioni, riceve la mail di un’amica disperata, in fuga dal marito con i tre figli e senza una casa dove andare, allora il ricordo del carcere e la rabbia di fronte all’impotenza dell’amica l’hanno spinta a sedersi a scrivere una storia di riscatto. Non aveva mai scritto una sceneggiatura, l’ha riscritta per anni. Si è documentata moltissimo» (Phyllida Lloyd)

«Dopo quasi dieci anni, la regista di The Iron Lady e Mamma Mia! torna dietro la macchina da presa per raccontare una donna qualsiasi, madre amorevole e moglie tormentata, divisa tra responsabilità e desiderio di riscatto. (…) Lloyd non vuole raccontare solo di abusi e resilienza. Sarebbe infatti riduttivo bollare La vita che verrà – Herself come un film di empowerment femminista (…). Scena dopo scena infatti, entrano in campo altri personaggi con le loro storie e Lloyd è abile nel tendere i fili con equilibrio e misura, evitando i cliché e riuscendo a dare la giusta profondità ad ogni prospettiva.» (Chiara Zuccari, sentieriselvaggi.it)