SAINT OMER

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SAINT OMER

un film di Alice Diop
con Kayije Kagame, Guslagie Malanda, Valérie Dréville, Aurélia Petit
sceneggiatura: Alice Diop, Amrita David, Marie NDiaye ● fotografia: Claire Mathon
montaggio: Amrita David ● musiche:
produzione: Srab Films
distribuzione: Minerva Pictures e Medusa
Francia, 2022 ● 123 minuti

v. doppiata in italiano

2022, Mostra del cinema di Venezia: Leone d’argento, Leone del Futuro
Chicago IFF: miglior sceneggiatura

prima incursione per Alice Diop nella fiction, in Saint Omer ritroviamo i protagonisti, il mondo e le immagini dei suoi documentari. Uomini e donne che rifiutano come lei di essere ridotti all’ambiente in cui sono nati. Un nuovo ritratto della società francese che esplora con generosità e rigore la singolarità di esistenze plurali che stavolta ci mette a confronto con l’ambiguità della maternità e i suoi tabù.

martedì 7 Marzo 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 7 Marzo 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 8 Marzo 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

giovedì 9 Marzo 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

Tribunale di Saint-Omer. La giovane scrittrice Rama assiste al processo a Laurence Coly, una donna accusata di aver ucciso la figlia di quindici mesi, abbandonata all’arrivo dell’alta marea su una spiaggia nel nord della Francia. Ma mentre il processo va avanti, le parole dell’accusata e le deposizioni dei testimoni sconvolgeranno le certezze di Rama, e metteranno in discussione anche la nostra capacità di giudizio.

«Nel giugno del 2016 ho assistito al processo di una donna che aveva ucciso la figlioletta, abbandonandola su una spiaggia in Francia con l’alta marea. Ho pensato che la donna avesse voluto offrire la figlia al ‘mare’, una ‘madre’ ben più potente di quanto non potesse esserlo lei stessa. Ispirata da una storia vera e spinta da un’immaginazione intrisa di figure mitologiche, ho scritto questo film su una giovane scrittrice che assiste al processo di una madre infanticida, con lo scopo di scrivere una rivisitazione contemporanea del mito di Medea. Ma nulla procederà come aveva previsto: l’impenetrabilità dell’accusata porterà la giovane donna a riflettere sulla sua stessa ambiguità nei confronti della maternità.
Ho voluto girare questo film per sondare l’indicibile mistero di essere madre.» (Alice Diop)

«Come sempre nel cinema di Alice Diop, l’approccio di Saint Omer parte da una condizione di fatto, dall’incontro tra la regista e un dato, una figura, un evento. (…) Nel caso specifico si tratta di una notizia di cronaca (…). La ricostruzione degli eventi è indiziaria, testimoniale, il che del resto è la forma più vicina all’oggettività documentaria che la finzione possa immaginare: scelta forte per un film che deve affrontare una vicenda lacerante avendo come obiettivo lo scarto rispetto al giudizio (dei giudici, degli spettatori). Questo perché Alice Diop è interessata evidentemente alla dimensione del mito applicata alla realtà (…) che la regista colloca nello spazio di una narrazione strutturata su più livelli paralleli, destinati a guardarsi reciprocamente e ad essere guardati in trasparenza (…). In tutto questo gioco dinamico il film sta dinnanzi allo spettatore con una forza crescente, che letteralmente esplode nel finale (…). La potenza catartica dell’arringa difensiva è solo il catalizzatore di un processo di consapevolezza che la regista ci offre come punto di arrivo di un film potente e lucido come pochi. Ciò che lascia il segno nel cinema di Alice Diop è la sua capacità di offrire ai suoi film strutture che mostrano la loro complessità per vie traverse, senza mai imporsi con l’evidenza del segno netto, ma colpendo al cuore per vie indirette, tutte legate alla verità profonda del filmare.» (Massimo Causo, sentieriselvaggi.it)