One second

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One second

un film di Zhang Yimou
con Zhang Yi, Liu Haocun, Fan Wei, Ailei Yu, Shaobo Zhang
sceneggiatura: Zhang Yimou, Jingshi Zou ● fotografia: Xiaoding Zhao
montaggio: Du Yuan ● musiche: Loudboy
produzione: Huanxi Media Group
distribuzione: Fenix Entertainment, Europictures
Cina, 2020 ● 104 minuti

v. doppiata in italiano

2021, Asian Film Awards: miglior regia, miglior debutto
Golden Rooster Awards: miglior attore non protagonista, miglior suono

Selezionato per la competizione ufficiale della Berlinale del 2019, poi è stato ritirato all’ultimo momento per “problemi tecnici di post-produzione” che, tradotto, significa forse un intervento della censura.
Zhang Yimou recupera la magia della luce del cinema da “Lanterne rosse” con una totale dichiarazione d’amore, per l’ossessione e l’illusione del cinema dove anche il frammento di un solo secondo, se proiettato ripetutamente, può durare un’eternità.

martedì 22 Febbraio 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 22 Febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 23 Febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

giovedì 24 Febbraio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

Negli anni della Rivoluzione Culturale, Zhang evade dal campo di lavoro forzato e vaga per il deserto per raggiungere un villaggio dove in un cinema, assieme al film Eroic Sons and Daughters, viene abbinato il cinegiornale di propaganda numero 22 in cui compare, anche solo per un secondo, l’immagine della figlia che non lo vuole più vedere dopo che è stato arrestato. Poco prima della proiezione la pellicola viene rubata da una ragazzina, l’orfana vagabonda Liu, che ha bisogno della celluloide per costruire la lampada al fratello più piccolo. Zhang, dopo aver assistito al furto, la insegue. Perde la pizza, la recupera e la perde ancora. Al villaggio intanto un pubblico molto numeroso è in attesa di assistere allo spettacolo serale organizzato dal proprietario e proiezionista del cinema, chiamato “Mr. Film”, che è visto come una divinità e si considera una figura essenziale all’interno del Partito.

«Questo film mi tocca da vicino, è un ricordo della mia gioventù. La storia è inventata, ma molti dei dettagli sono tratti dalla mia esperienza personale. Il contesto storico è solo lo sfondo, mi concentro di più sulle emozioni e i sogni dei personaggi. È una conversazione personale con il cinema, con la storia, con i giovani, e spero vivamente che il pubblico lo apprezzi.» (Zhang Yimou)

«Tutta la prima parte del film è una rocambolesca e avventurosa vicenda di passaggi di mano, di sottrazioni, dispetti, inseguimenti. Qualcosa tra il racconto picaresco e la commedia slapstick. Ma, a poco a poco, quando si scoprono le motivazioni dei protagonisti, il tono emotivo sale. (…) È qui che Zhang Yimou può mostrare tutta la potenza di fuoco del suo cinema, la sua capacità di inquadrare e regolare la massa, di trovare l’accordo perfetto tra corpi e spazi. Fino a quel momento, si tiene lontano dalla magniloquenza e dalla complessità compositiva a cui è abituato. Rimane concentrato sulle azioni, sulle traiettorie delle fughe e degli inseguimenti, sullo sfondo di un paesaggio desertico, desolato. Ma nelle sequenze della “sala” gremita, espande il suo raggio dalla dimensione individuale a quella comunitaria.» (Aldo Spiniello, sentieriselvaggi.it)